lunedì, 11 maggio 2009, ore 01:52

Da qualche giorno mi porto dietro un po’ della vecchia (non buona) ansia.

Davvero non saprei dire da cosa derivi. Nemmeno l’ontologica kafkiana angoscia sembra averci a che fare : è qualcosa di mio, di estremamente privato. Il genere umano ci ha a che fare poco (relativizzando, sempre e comunque…sono pur sempre io). Mi sento un peso, sul petto e sullo stomaco. Come se fosse accaduto qualcosa di grave.

Non è accaduto nulla. Nulla di non piacevole.

Eppure.

È qui.

L’incubo dell’abbandono fa sempre da protagonista, ma qualche cosa si è aggiunta.

Sogno spesso Lisbona, i miei compagni di casa e di vita, la mia famiglia-colonia spagnola. Sono stata estremamente fortunata, allora, a trovare proprio loro : seppur studentelli in stato brado…con loro parlavo -nel nostro privatissimo misto italopotrugnol- con loro ho imparato molte cose. Si discuteva, si immaginava (perché era solo “um jeito”, un istinto di qualcosa di buono) di costruire e poter fare cose belle, buone. La vita non ci aveva ancora  limitato. Che non è il termine corretto…non ci aveva ancora convinto. O resi tanto diffidenti. Si può interpretare in molti modi.

Rimango caustica come una volta, eppure in modo differente.

A proposito, Sabrina, grazie del commento…è stupido, dirlo e ribadire la semplicità scrivendolo ora, ancora, ma…beh, mi sono sentita “condivisa” una volta di più! ( ti ho immaginata, ovviamente a-sessuata, senza età o politacareligionecetosocialecollocazionegeograficaesattaetc., dietro una finestra qualunque, in un posto qualunque, sorridere).

Da dire sulla vita dei vicoli avrei molto. Ma ci sarà tempo…sto solo iniziando…!

Nel frattempo ho la casa piena di candele, le ha lasciate Doc, prima di addormentarsi, perché mi accogliessero quando sarei tornata da casa di papà.

Mò mi tocca spegnerle, ma è proprio bello.

lauraholt
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venerdì, 08 maggio 2009, ore 02:00

Ho potuto sapere solo ora che una delle finestre che uso come conforto è occupata da una signora anziana. Chissà, forse anche dal marito, questo ancora non mi è dato di sapere. L'ho vista poco fa, per la prima volta, fino ad ora solo la luce (azzurrina ed incostante) della tv ha fatto da protagonista nella stanza, nel "salotto". Sono quasi le due. E mi chiedo : guarda la tv sempre fino a quest'ora, visto che sempre ho scorto quell'azzurro nella camera andando a dormire...? E', insomma, "un'amicadellanotteinsonne"? O si addormenta davanti alla tv e, svegliandosi ora, stava finalemnte dirigendosi a letto?

L'unica soluzione plausibile a tale dilemma è : Vale, non sono cazzi tuoi!!!

Eppure è talemente confortante abitare di fianco ad una finestra spesso (se non sempre) illuminata quando vai a dormire! Anche perchè la luce, non quella della tv, ma il lampadario centrale, ora, è ancora acceso. So che non è e non può essere così...ma...mi sento CONDIVISA in tal modo. Vicina, se riesce più semplice alla comprensione.

E parte pure l'almanacco!!!

Mi godo la festa imporvvisata...domani è domenica! E scopro che il primo scudetto della storia del calcio italiano l'ha vinto il Genoa (eh!)...in una sola giornata di campinato, o meglio, forse, di mini torneo...e che l'astrologo dell'almanacco è drogato.

Mentre un gruppo di GIOVINI passano sotto la finestra, ridendo.

Dio, come amo stare nei vicoli.

Passo. Ho delirato abbastanza.

lauraholt
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giovedì, 23 aprile 2009, ore 01:34

Al terzo piano, appartamento a destra salendo, sono venute ad abitare, qualche giorno dopo di noi, tre ragazze, carine, gentili ed evidentemente piuttosto divertite dalla vita.

Ogni tanto mi affaccio alla finestra della cucina a fumare l’ultima sigaretta : spesso vedo le loro ombre in procinto di salutarsi per andare a dormire.

Penso a come sarebbe stato, condividere un appartamento anziché vivere da sola. Non che lo rimpianga, ma è un’esperienza che mi manca e mi interrogo piacevolmente su come avrebbe potuto essere. Imparare a vivere (costantemente) con qualcuno. Come si sarebbero divisi gli spazi, le competenze…ma poi è chiaro, sarebbe tutto dipeso anche dalle persone che avrei trovato. Mi diverte, tuttavia, il pensiero : spesso gioco ad immaginarmi al loro posto, dopo averle incontrate.

Ma la cosa più bella è che al quarto, salendo a sinistra, ci stanno degli erasmus!

Sono stata nell’appartamento esattamente sotto il loro (di uno psicotico molto buono) e quello corrisponde alla parte di casa dove sta il mio studiolo, dove sono, cioè. Dunque la stanza principale della casa dovrebbe essere proprio quella sotto (di due piani) alla mia.

Ho le finestre aperte e sento le loro voci. Sono sempre in tantissimi. Sono in erasmus!!!

Perché quello sì, che l’ho provato…! Li invidio un poco, anche se la sensazione decisamente prevalente è quella di godere nello stare ad ascoltarli (senza capire una parola dello stranissimo e diverso da persona a persona -da paese a paese- inglese che parlano), consapevole di averlo già fatto. Non il loro erasmus, certo, ma il mio e a mille. E quindi di potermi compiacere ancora maggiormente del fatto di stare qui. Con Doc che dorme poco più in là e che presto raggiungerò, con i Nirvana (per loro ormai antichi, credo) in sottofondo, nella casa che mi sto costruendo, passo a passo…perché è mia e non ci sarà una scadenza della borsa di studio a cacciarmi mio malgrado.

E Remington che non risponde. Tira il pacco alla cena con papà (…???!!!), non risponde al telefono le poche volte che è acceso e non ribatte ai messaggi cattivissimi che gli mando. È molto strano. Sono ancora un po’ troppo arrabbiata per preoccuparmi, ma potrei iniziare presto.

Bene, vado a leggere. Col Cino (il ragno di mia mamma) che russa e Doc che la segue.

Anche il Capo sta male. Cerca chiunque tranne me e presumibilmente le altre due persone che la conoscono bene. Sta male davvero. Per lei sono molto preoccupata. Ma non sto facendo nulla. Sono una merda. Comprensibile, ma una merda. Domani la chiamo.

lauraholt
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venerdì, 17 aprile 2009, ore 00:25

Una assistita dello studio aveva bisogno che qualcuno l’accompagnasse a vedere un appartamento da prendere in affitto.

Ci sono andata io.

Era giusto per il prezzo (viste le offerte del mercato attuale) che chiedevano. Dignitoso, luminoso, con un po’ di verde ed un balconcino.

Vedendomi l’agente immobiliare ha immediatamente pensato che fossi un’amica della mia cliente. Cosa effettivamente plausibile. Perché abbiamo più o meno la stessa età ed un’evidente affinità. Lei è una personalità “artistica”, come vergognosamente ed ingenuamente ama definirsi. In lei vedo spesso quello che, seppur facilitata dalla vita, avrei potuto essere. Quello che in una certa misura sono stata e sono.

Con le palle, ma tutte inghiottite dal : tu non sei in grado, lascia perdere!

E che invece vengono fuori. Ci siamo reinventate, io e la X, quasi da zero, con aiuti qualificati e validi. Ma in fin dei conti ci siamo tirate fuori da sole.

È un’affettiva, come me. Tende a proiettare sugli altri (mia madre, la sua, l’amica, la cugina…quelle “brave” quelle che seguono lo schema senza apparenti problemi…) il giusto e sbagliato, anche se ha già capito che non funziona esattamente così.

La casa andava bene, noi avevamo le garanzie necessarie ad ottenere facilmente il contratto. Eppure l’agente, vedendo due “ragazze” ha iniziato a fare domande. di fronte a garanzie ingenti pretendeva un estratto conto….

Ma stiamo scherzando???

Ho fatto la voce grossa, no : gelida. Da algido avvocato che sa cosa sta dicendo e tu (agente immobiliare) no. Il che è persino vero : io non sono ancora avvocato, ma tendo a parlare solo delle cose che conosco con certa sicurezza, lei (l’agente) ha parlato a vanvera solo fino a che ha compreso che parlava di legge con una che ci lavora.

Si è rintanata nel guscio. E devo ammettere che ho provato una certa soddisfazione.

Tuttavia nutrivo ancora il dubbio : avrò fatto bene? Sarà stato abbastanza? Perché anche se mi arrabbio in fondo ho sempre paura di sbagliare. Di esagerare, o di non aver fatto abbastanza. Sempre in bilico tra le due cose…dove sta la “ragione”??? In quell’occasione era piuttosto evidente, ma sono le prime volte in cui mi presento da sola, un certo timore c’è.

Uscendo la X mi guarda con occhi lucenti. Mi chiede quanti anni ho, che ne dimostro pochi esteticamente, ma mostro molta sicurezza quando invece parlo.

L’avrei baciata.

“Lei mi sta facendo un complimento enorme, perchè non ha idea della fatica che faccio!!!”. Le ho risposto.

Credo che questa cosa abbia fatto molto bene ad entrambe.

Il problema è non oltrepassare il limite.

Lei è, ora, il mio problema.

Andiamo troppo d’accordo, ci capiamo e purtroppo vedo una versione di me in lei, il che acutizza il mio bisogno (già insano e sempre presente) di far strabordare la mia anima e vomitarla sull’altro. Solo che io sono il suo legale. E lei ha dei problemi, che io devo amministrare suo malgrado.

Ha qualcosa del teatro dell’assurdo, tutto ciò.

 

Nel frattempo…ho ripreso i contatti bloggari e ne sono contentissima. Prima o poi ritroverò pure il coraggio di scrivere alle persone. Due, in particolare.

Scrivo, infatti, dal mio studiolo praticamente finito. Persino la tenda ho comprato : di organza crema, con ricamati fiorellini arancione e marroncino.

Insomma, ho sempre avuto cose super classiche…me la potrò permettere una tenda da bimba adulta nella stanza privata di casa mia???!!!

 

Bene, chiudo qui, con qualche pensiero in più per una persona che mi ha chiamato questa sera e che, per quanto avesse poco tempo e mi dovesse fare domande precise (a cui sarò molto contenta di rispondere), mi ha un po’ preoccupata…chiama quando vuoi. Anche solo per non dire niente. Assolutamente quando vuoi. È tutto quello che al momento posso proporti, ma è certo, infallibile.

lauraholt
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mercoledì, 08 aprile 2009, ore 03:01

È la prima volta, da più di un anno a questa parte, che mi trovo in seria difficoltà.

Quello che, in compenso, ho imparato e fatto mio, è lasciare che le cose si sedimentino, poi capire ed affrontare. Non c’è alcuna tragedia, giusto una piccola sbavatura…ma c’è. Ed è la prima. Per questo fa una certa impressione, ma ora so cosa voglio e la strada è più chiara di una volta. Devo solo aggiustare il tiro.

Ho fatto le due da zio bruce. Da sola, in modo del tutto inaspettato. Era ora.

Io voglio stare con Doc.

E fare la pratica legale ed aiutare le persone.

È che c’è così tanta gente che sta male, intorno a me!

Io no, ma ho un attimo di panico. Naturale, strano che non sia avvenuto prima.

So comunque cosa voglio e farò di tutto per ottenerlo. Solo, adesso, barcollo un pochino.

Mia mamma è stata prima operata per una protesi al ginocchio (esperienza agghiacciante) e poi ricoverata per un virus di quelli cattivi, che sommato al post-operatorio ed all’anemia ingente, ha  procurato una certa paura. Da me, ovviamente, tramutata in rabbia…che almeno ti tiene alla giusta distanza! Bah.

Adesso vado a dormire, che magari la mano di Doc aiuta.

Sono molto offesa con lui e ferita. Ma lui ci ha a che fare in fin dei conti ben poco. Infatti non riesco a levarmi dalla testa un’immagine.

Domenica notte, rientro da casa di papà, Doc già dorme e, per quanto trovi la cosa alquanto corretta, non riesco ad impedirmi di rimanerci un po’ male. Così mi aggiro per la casa, fumo, mi faccio la tisana, leggo.

Finalmente vado a letto. E lui si gira, addormentato. E da addormentato la sua reazione è : “che bello!!! Sei qui!!! Non me ne ero accorto!!!”. Mi abbraccia e mi ricopre di baci.

Nessuno ha mai sentito una cosa tanto carina per me.

lauraholt
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domenica, 05 aprile 2009, ore 02:15

Da quanto tempo non ero immersa nell'odore dell'acqua ragia. Evoca sensazioni anche pesanti, forse giusto perchè antiche, ancora intatte.  
lauraholt
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giovedì, 02 aprile 2009, ore 01:28

P.S.

ho scoperto un nuovo gioco. è pericolosissimo. mi piace da morire.

lauraholt
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giovedì, 02 aprile 2009, ore 01:15

oggi ho messo persino i quadri.

non tutti mi convincono.

piano piano.

piove. è così che dovrebbe andare. esattamente come fanno le gocce.

sono stanchissima, molto soddisfatta di me per alcune cose, molto preoccupata per altre.

vorrei stare quì in eterno, eppure mi gioco ilo tempo che ho.

basta che non mi si disturbi. è la litania di una vita.

l'analista mi vuole mollare. non è vero, è chiaro, sono io che sento di non aver più bisogno di lei. ma...se non ci fosse, la penserei ancora così? e poi, come negli ultimi cinque minuti di seduta, adesso che vedo la sua presenza traballare, tiro fuori le ultime cartucce.

il senso è esattamente questo, credo.

il libro che sto leggendo osserva tutto da un punto di vista sociale. ma nel senso di organizzazione "fisica". come le cellule, o gli atomi, meglio... persino il razzismo, o la rinascita, come la decadenza, di alcuni quartieri nelle città.

l'esperienza mi dice che con l'analista è la stessa cosa.

troppo stanca, ancora una volta.

lauraholt
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mercoledì, 25 marzo 2009, ore 01:31

AIUTO MI SI E' INCEPPATO IL BLOG! :-D

lauraholt
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mercoledì, 25 marzo 2009, ore 01:30

Che bello tornare a leggere le storie dei blog che visitavo. Che bello poterselo permettere con l’ultima sigaretta, prima di dormire. È rischioso, perché alle volte gli input sono tanti ed il sonno passa. Ma è bello. Ne sono felice. Sono di nuovo muta, come un tempo, mi piace tantissimo. Sono fila che tengo…ma non solo le loro…le mie.

…una buona notte a tutti…

lauraholt
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